Ad integrazione del Protocollo FIG del 30 LUGLIO U.S., dal 06 Agosto l’accesso alle aree chiuse del Golf Club Garlenda saranno consentite solo a chi è in possesso del GREEN PASS oppure di un attestato di tampone negativo non più vecchio di 48h. Per aree chiuse del Circolo si devono intendere a titolo esemplificativo :Ristorante Interno, Bar (con l'esclusione del servizio al bancone), sala TV, sala Carte, Sala Biliardo, Spogliatoio, Palestra. Anche ai fini del rispetto della normativa sulla privacy l’accesso di chiunque ai locali chiusi del Circolo equivale da parte di chi Vi accede, al rilascio di specifica autocertificazione attestante il possesso dei requisiti previsti e determina piena assunzione di responsabilità, anche penale, in merito ad eventuale dichiarazione mendace. (ex art. 76 del DPR 28.12.2000 n. 445, per le ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni).

Entroterra

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Garlenda

Il territorio di Garlenda è situato nella val Lerrone, presso il torrente omonimo, quasi alla confluenza con il torrente Arroscia.

Architetture religiose
Chiesa parrocchiale della Natività a Garlenda. Costruita nel XVII secolo con cupolone ottagonale e campanile in stile barocco. All’interno, oltre ai pregiati marmi intarsiati vi è una tela seicentesca attribuita al Guercino donata da Roma ai feudatari Costa per la parrocchiale garlendese.
Chiesetta di San Rocco, lungo la sponda destra del torrente Lerrone a Garlenda. Situata nei pressi del locale campo di golf, la struttura originaria fu distrutta durante il terremoto del 1887 e al 1890 risalirebbe l’attuale ricostruzione.
Cappella di Santo Stefano nella frazione di Paravenna.
Cappella di San Bernardo nella frazione di Paravenna, del XV secolo con affreschi datati al 1561.
Architetture militari
Castello di Garlenda. Datato al XVII secolo, è detto anche della Meridiana ed era in origine una casa di guardia trasformata poi in alloggio residenziale dei signori del luogo, gli albenganesi Costa. Posto all’inizio del paese fu abitato dalla famiglia Costa-Del Carretto. Divenuto oggi proprietà del comune di Garlenda è sede di convegni, spettacoli e mostre.
Ruderi del castello dei Lengueglia. Risalente al XII secolo e distrutto a metà del XVI da una rivolta contro i Lengueglia, rimangono solo i ruderi (un torrione monco a sud est, sbocchi di gallerie, l’area perimetrale ancora rilevabile e coincidente con l’attuale sommità dell’altura, non abitata) nella frazione di Castelli. La frazione non casualmente è da sempre denominata “U Burgu” (il borgo), posta sul punto estremo del costone che divide la val Lerrone da una vallone laterale, sulla cui costa opposta a quella di Castelli sorge la frazione di Marta nel comune di Villanova d’Albenga. Sul luogo è ora presente una cappella relativamente recente dedicata a santa Caterina e molte delle case del borgo antico di Castelli sono state edificate anche con l’utilizzo di materiale originariamente appartenente al castello devastato. Esiste un provvedimento di tutela dell’area da parte della Soprintendenza, valido sino alla strada comunale sottostante.

Villanova D’Albenga

Il territorio di Villanova d’Albenga sorge alla confluenza dei torrenti Arroscia e Lerrone.

Architetture religiose
Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Sita nel borgo storico villanovese, la sua struttura si presenta ad unica navata. Tra i tanti arredi e opere sono custoditi tre pale d’altare: la Trinità fra la Madonna e santi; la Madonna Regina e santi; la Madonna del Carmine (XVIII secolo). È presente inoltre un affresco della titolare della chiesa datato al 1632.
Oratorio di San Giovanni Battista. Sede dell’omonima confraternita nel borgo di Villanova, conserva diversi cicli di affreschi quali la Teoria di Santi e Madonna col Bambino del XIV secolo e la Passione di Gesù del XV secolo. Oltre ai tradizionali crocifissi processionali è inoltre conservata una statua del Cristo morto dello scultore Giovanni Battista Drago databile al 1834.
Chiesa di Santo Stefano di Cavatorio, sita a Pian Cavatorio nei pressi del locale cimitero, fu costruita nel XII secolo in stile romanico, ma in seguito più volte modificata. L’edificio è affiancato da una torre campanaria cuspidata e aperta da bifore del XIII secolo.
Chiesetta di Santa Maria della Rotonda o Santa Maria del Soccorso. Situata lungo la strada per Garlenda, fu eretta nel 1520 in stile rinascimentale con pianta centrale ed è affiancata da un tozzo campanile cuspidato. Il diametro interno della chiesa è di 10,40 metri.
Chiesetta-santuario di Nostra Signora delle Grazie in stile barocco. All’interno è presente, oltre ad una statua in legno della Madonna delle Grazie dello scultore Barabino di Genova del 1804, un affresco con al centro la Vergine col Bambino e i santi Rocco e Sebastiano.

Il santuario di Nostra Signora delle Grazie
Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta nella frazione di Bossoleto.
Chiesa di San Marco nella borgata storica di Coasco.
Chiesa parrocchiale di San Bernardo presso la frazione di Ligo.
Oratorio di San Giovanni Battista nella frazione di Ligo e sede dell’omonima confraternita locale.
Santuario di Nostra Signora della Neve presso la frazione di Ligo. Anticamente l’area era dominata dal locale castello eretto su un poggio, nei pressi dell’odierno edificio di culto, dal Comune di Albenga dopo l’acquisto nel XIV secolo.
Chiesa di Santa Marta nella frazione di Marta.
Centro storico
L’abitato, costruito a pianta poligonale, si presenta ancora in buona parte circondato dall’antica cinta muraria con la presenza delle dieci torri e delle due porte d’accesso. Al centro del borgo si conserva il pozzo medievale, divenuto simbolo di Villanova e fino agli anni trenta del XX secolo l’unico distributore d’acqua potabile per gli abitanti, con le catene e i secchi d’epoca.

Ortovero

Il territorio di Ortovero è collocato nella zona più ampia della valle Arroscia, a ridosso della piana di Albenga. Il capoluogo è ubicato lungo la sponda destra dell’Arroscia, poco più a monte del torrente Lerrone. Le due frazioni di Campi e Pogli – che assieme al capoluogo comunale costituiscono una superficie territoriale di 9,66 km² – sorgono nella piana di fondovalle sulla riva sinistra del torrente Arroscia, alle pendici del monte Chiesa (255 m) e del monte Villa (340 m).

Una particolarità del territorio ortoverese sono le cosiddette “argille di Ortovero”, un tipo di terreno argilloso e sabbioso risalenti al Pliocene e che ben si presta alle varie coltivazioni agricole e vinicole.

Castelbianco

Il territorio di Castelbianco è ubicato nell’alta valle del torrente Pennavaira – quest’ultima culla dei Liguri e ricca di falesie – confinante con la vicina e bassa valle del torrente Neva. Il monte Castell’Ermo (1.092 m), posto sul confine con la provincia di Imperia, è un “monumento roccioso” naturale di notevole interesse.

Castelvecchio di Rocca Barbena

Il territorio comunale di Castelvecchio di Rocca Barbena si sviluppa nella media del torrente Neva, alle pendici meridionali della Rocca Barbena (1.142 m). È attraversato dall’Alta Via dei Monti Liguri.

I due valichi del Scravaion (820 m s.l.m.) e di San Bernardo (957 m s.l.m.), quest’ultimo ai confini amministrativi con Erli e Garessio (CN), permettono la comunicazione della valle del torrente Neva, rispettivamente, con la val Bormida e con l’alta val Tanaro.

Zuccarello

Il territorio di Zuccarello è situato nella valle del torrente Neva, a monte della confluenza di quest’ultimo con il torrente Pennavaira.

Il borgo medievale di Zuccarello fu fondato con atto notarile del 4 aprile (o 30 aprile) del 1248 – con firma dal notaio Martino di Bossoleto presso il castello zuccarellese (citato per la prima volta nel 1233) – dai marchesi di Clavesana Bonifacio III, Emanuele I e Francesco I, e dai rappresentanti locali (procuratori e sindaci) della popolazione della val Neva, l’antica Vallis Cohedani; l’atto di fondazione è ancora oggi conservato presso l’archivio storico comunale. Gli stessi marchesi doteranno il nuovo feudo di regolamenti e statuti datati al 1281, tra i più antichi del ponente ligure dopo Sanremo ed Apricale.